Il Grande Fiume (13^ tappa, da Piacenza a Spessa Po)

Adoro l’atmosfera rarefatta che si respira al mattino nelle città di provincia. Tutto si muove con una compiaciuta lentezza, nessuno corre, nessuno guarda l’orologio. Piacenza non mi delude in tal senso, la visita del centro è un susseguirsi di inquadrature a base di anziani che passeggiano, di giovani che chiacchierano con calma, di signore e signori che sorseggiano un caffè, seduti al tavolo.

Lascio la città imboccando la nuova ciclopedonale costruita lungo il ponte sul Po dopo la ricostruzione seguita al crollo di alcuni anni fa. Una catastrofe che isolò a lungo la città dalla sponda lombarda, e che per fortuna ha portato anche una conseguenza positiva, poiché in passato l’attraversamento del ponte a piedi era vietato, e in bicicletta era un’emozione forte.

La traversata del Po, il Transitum Padi, è storicamente un passaggio importantissimo per i pellegrini della Via Francigena. Solitamente lo si compie su un traghetto che riprende l’antica tradizione medievale, e che oggi è pragmaticamente gestito su un veloce mototaxi da Danilo Parisi, caronte dei tempi moderni. Per chi viaggia in bici la traversata è piuttosto scomoda, e costringe a percorrere tratti piuttosto trafficati per attraversare la periferia di Piacenza, e quindi scelgo la comoda e bellissima ciclovia.

Anche per me è un momento importante, e mi soffermo sul ponte scattando fotografie ai ciclisti di passaggio. Uno di questi si ferma per salutarmi: è Damiano, un giovane che sta viaggiando da Pavia alla Toscana su una bici su cui ha montato un paio di cassette di plastica stracariche di bagagli, su cui ha legato in qualche modo anche una chitarra. Sa poco della Francigena, ma ha capito che è un buon percorso per viaggiare in bicicletta da nord a sud.

Damiano sta viaggiando da Pavia alla Toscana con una bici stracarica di ogni ben di dio, compresa la sua chitarra

Damiano sta viaggiando da Pavia alla Toscana con una bici stracarica di ogni ben di dio, compresa la sua chitarra

Lo saluto e proseguo lungo il ponte, e poco dopo vedo avanzare all’orizzonte un puntino chiaro, di cui mi sembra di riconoscere l’andatura: secondo me è un pellegrino, mi dico, e ho ragione. Markus, pellegrino svizzero-tedesco, è partito da Coira e sta viaggiando verso Roma. Si capisce che è un esperto montanaro, calza degli scarponi tecnici da trekking che mi distruggerebbero i piedi dopo un’ora, e mi spiega che ha già fatto 20 chilometri e conta di farne almeno altri 30 per arrivare a Fiorenzuola.

Markus, pellegrino svizzero, è partito da Coira

Markus, pellegrino svizzero, è partito da Coira

Imbocco l’argine del Po. Viaggiare lungo un’argine consente di dominare il paesaggio anche trovandosi in pianura, un punto di vista al quale non si è abituati. La Provincia di Lodi ha fatto un ottimo lavoro, trasformandolo completamente in una ciclabile sicura.

Devio dall’argine per raggiungere Senna Lodigiana, dove incontro Giovanni Favari, amico e grande appassionato della Via Francigena, che gestisce il locale ostello dei pellegrini. Come di consueto mi accoglie fraternamente, offrendomi il pranzo.

Giovanni Favari, grande appassionato della Via Francigena, gestisce l'ostello di Senna Lodigiana

Giovanni Favari, grande appassionato della Via Francigena, gestisce l’ostello di Senna Lodigiana

Riparto verso Orio Litta, dove incontro Gregor, un cicloviaggiatore hi-tech che sta percorrendo il Po dalla sorgente alla foce con un’avveniristica bici da corsa con carrello, su cui ha montato ben due videocamere Go-Pro. Quando gli chiedo il motivo mi spiega che le usa per girare i video che manda alle sue bambine, che non hanno potuto seguirlo.

Raggiungo nuovamente l’argine, supero il Lambro e percorro l’argine fino ad arrivare alla mia meta, Spessa Po.

I miei ospiti

Spessa Po è il classico villaggio della bassa, tranquillo e praticamente deserto. L’Ostello Artemista, aperto nel 2012 da un’associazione locale grazie al contributo della Regione Lombardia, oltre all’accoglienza organizza molte attività culturali. Me lo racconta Luca, uno dei gestori, che insieme ad Alessandra mi dà il benvenuto al mio arrivo.

Luca, giovane gestore dell'ostello Artemista di Spessa Po

Luca, giovane gestore dell’ostello Artemista di Spessa Po

Luca ci racconta la storia dell’Ostello Artemista:

Per la cena sono ospite del Cormorano, il ristorante locale, che affianca alla cucina di terra tipica di queste zone anche il pesce (di mare, purtroppo non del Grande Fiume).

La tappa

Finalmente una tappa facile, completamente pianeggiante e tutto sommato breve: 53 km con un dislivello trascurabile. Unico tratto trafficato il ponte sul fiume Lambro, che va affrontato con una certa attenzione, per il resto il percorso si svolge per la gran parte sull’argine chiuso al traffico, o su strade poco frequentate.

Guarda il video in 3D (relativo alla tappa fino a Pavia)

Guarda lo slideshow sulla mappa, se non lo visualizzi o se vuoi scaricare la traccia GPS CLICCA QUI