Cima Coppi (11^ tappa, da Pontremoli a Fornovo)

Ecco finalmente la tappa più temuta, il valico appenninico della Cisa, 1041 m, il confine tra la Toscana e l’Emilia-Romagna, lo spartiacque che mi condurrà verso la fine del mio viaggio.

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Attraverso una Pontremoli insonnolita, intenta alla preparazione del mercato del sabato, e attacco subito la salita. Da moltissimo tempo non ne affronto una così lunga e continua; quando ero ragazzo e mi appassionava il ciclismo su strada le salite erano vette da conquistare e da vantare con gli amici: il Ghisallo “dalla parte dura”, il muro di Sormano, erano per me dei miti, e riuscire ad arrivare in cima senza scendere dalla bicicletta, possibilmente prima di mio padre, il mio principale concorrente in quelle uscite, un punto d’onore.

Oggi ho una visione molto più laica delle salite, e le uso per pensare: la meditazione è facilitata dal ritmo regolare dei pedali, e il respiro è un mantra che svuota la mente e fa spazio alle buone idee.

Mi concedo un paio di soste lungo l’ascesa: la prima a Montelungo, tappa di Sigerico, al ristorante Appennino, antica stazione di posta trasformata in osteria nel 1893 da Massimo Pinelli, patriarca della famiglia che tuttora lo gestisce. Intervisto Marinella, la chef, che mi fa capire che nei pochi chilometri che mi separano da Pontremoli la cucina è già cambiata.

La tappa successiva è la Locanda degli Aceri, e siamo quasi al passo. Qui Morena mi racconta quanto sia faticosa la gestione di un locale del genere, e mi confessa che l’anno scorso era a un passo da gettare la spugna. Cerco di incoraggiarla, e mi auguro che la Via Francigena, e il nostro lavoro, possano darle una mano e convincerla a presidiare un territorio sempre più disabitato.

Morena, proprietaria e chef della Locanda degli Aceri, al Passo della Cisa

Morena, proprietaria e chef della Locanda degli Aceri, al Passo della Cisa

Scendo verso Berceto, l’Ostello Cisa, dove avrei voluto pranzare, purtroppo è ancora chiuso. E’ stato ricavato in una vecchia Casa Cantoniera della statale della Cisa, restaurata con fondi pubblici una quindicina di anni fa. Punto allora a colpo sicuro sulla Locanda Pasquinelli di Berceto, che conosco bene e che non tradisce le mie aspettative: Vittorina, la figlia del fondatore della Locanda, che venne aperta nel 1939, sta tagliando i Prugnoli, funghi rarissimi e preziosi, tipici di queste zone e di questo periodo. Vittorina dà una mano al figlio Francesco, che sta ai fornelli, e alla nuora Cristina, che si occupa della sala, sempre con il sorriso sulle labbra.

Vittorina Pasquinelli, titolare dell'omonima trattoria di Berceto, taglia i Prugnoli

Vittorina Pasquinelli, titolare dell’omonima trattoria di Berceto, taglia i Prugnoli

Riparto, purtroppo in salita. La Cisa è uno stranissimo valico, poiché sul versante emiliano la strada segue a lungo i crinali ed è quindi un continuo saliscendi spaccagambe. Questo tratto è molto più faticoso degli 800 metri di dislivello che ho già superato nel tratto toscano.

Passando da Cassio busso all’ostello, ricavato all’interno di una vecchia casa cantoniera recuperata dalla Provincia di Parma. Ora la gestisce Andrea, ospitaliere che ha pazientemente sistemato quello che una decina d’anni fa era un ostello spoglio senza personalità, e che accoglie i pellegrini con grande passione. I tavoli della sala da pranzo sono già imbanditi in attesa dei viandanti in arrivo.

Andrea, ospitaliere a Cassio

Andrea, ospitaliere a Cassio

Scendo finalmente verso Terenzo, Bardone, con la bellissima Pieve, e infine Fornovo, dove non posso mancare la visita al Duomo per fotografare gli inquietanti bassorilievi della facciata.

I miei ospiti

Da Fornovo raggiungo Varano Melegari, il paese accanto, dove sono ospite di Alberto e Sara all’Alberto della Roccia. E’ una struttura moderna e di ottimo livello, di proprietà della famiglia di Alberto, che l’ha presa in gestione cinque anni fa affidandola alla moglie. Grandi appassionati di cucina (Alberto è il fondatore di Eat in Parma, azienda che si occupa della vendita tramite internet di prodotti tipici), puntano moltissimo sulla qualità della cucina. Ceno insieme a loro, rendendomi subito conto che non siamo nel “solito” ristorante di un albergo: il Giorgione’s è particolarmente affollato da persone che vengono da fuori, attratte dall’ottima cucina a prezzi competitivi.

Io scelgo un antipasto originalissimo: un gelato al Parmigiano Reggiano servito con pere e uva, una vera delizia, e proseguo con tagliolini al prosciutto e tartufo. Senza trascurare un tributo alla tradizione, con una soffice torta fritta.

Sara ci racconta le caratteristiche della cucina locale:

La tappa

La tappa è molto impegnativa, 62 km con 1200 metri di dislivello, ma secondo me non è la più impegnativa del percorso: è molto più facile fare una salita “filata” (con qualche strascico di saliscendi) che non i continui su e giù dei tratti toscano e laziale.

Guarda il video in 3D della tappa:

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