La terra della luna (10^ tappa, da Avenza a Pontremoli)

La Lunigiana è un luogo strano, misterioso, molto affascinante. Una Toscana inedita, ad iniziare dalla parlata, molto simile a quella emiliana, e dal paesaggio, verde e aspro. Una zona ricchissima di storia e di storie, incredibilmente sottovalutata dal turismo di massa, i cui flussi l’attraversano lungo l’autostrada della Cisa diretti alle Cinque Terre, al mare, o nelle celebrate città d’arte toscane.

Oggi l’attraverso completamente, incominciando da Luni, l’antica città romana da cui prende il nome, che fu a lungo il più importante porto del Mar Ligure, anche se l’avanzare della linea di costa oggi la situa nell’entroterra. La Via Francigena la lambisce, e posso osservare dall’esterno dei pesanti cancelli l’anfiteatro e la zona archeologica. Anche Sigerico passò di qui nel 990, e una volta tanto non è facile immaginare dove pernottò, poiché non si vede alcun edificio di epoca medievale.

L'anfitreatro di Luni, antico Porto Romano

L’anfitreatro di Luni, antico Porto Romano

Proseguo verso Sarzana, bella cittadina in cui incontro Andrea, barista al quale chiedo come di consueto quali siano i piatti tipici della zona. Mi mostra i Panigacci, un impasto di acqua, farina e sale cotti in “testi” di coccio, che li distinguono dai “testi” di ghisa in cui sono cotti i più famosi Testaroli.

Saluto Andrea e mi incammino lungo il viale principale, dove Rita nota la mia curiosità per la sua vetrina e mi chiama a visitarla. Si chiama “La bottega sotto casa”, l’ha aperta con sua nipote e vendono cibi e bevande “alla spina”, dalla pasta, alle spezie, ai legumi, in gran parte locali.

Rita in mezzo ai suoi vasi di spezie

Rita in mezzo ai suoi vasi di spezie

Mi aspetta la difficoltà più importante della giornata, la scalata del colle che separa Sarzana da Aulla. Devo trovare un percorso alternativo rispetto alla statale della Cisa che passa da Santo Stefano Magra, percorso storico della Francigena, perché è molto trafficata e pericolosa. Mi arrampico quindi prima lungo la piacevole strada asfaltata che sale a Falcinello e Ponzano Superiore, poi mi rendo conto di avere interpretato male le mappe, e pensando di imboccare una strada forestale mi ritrovo a trascinare la bicicletta con le borse lungo un sentiero così sconnesso e roccioso che non ci passerebbe nemmeno un mulo. Io e Barbara la Poderosa ne usciamo affaticati ma integri, e da Quattro Strade, confine tra Liguria e Toscana ci precipitiamo nella discesa verso Aulla.

Pranzo al Bar Giardino, in Piazza della Repubblica, che si rivela un autentica scoperta. Paolo, il gestore, è un amante della cucina del territorio e dei cibi locali, che utilizza in gran parte dei panini e degli spuntini che propone. Mi spiega che in Lunigiana non c’è una grande tradizione casearia, ma alcuni giovani stanno sperimentando produzioni che si ispirano a formaggi noti come taleggio e brie, con ottimi risultati. Mi porta due assaggi di una bontà commovente, anche grazie al pane a lievitazione naturale prodotto a Fivizzano, e concludo il pasto con un caffè a chilometro zero, a base di farro.

Proseguo verso nord collaudando una delle novità più entusiasmanti del percorso francigeno: la nuova ciclopedonale che unisce Aulla a Terrarossa, costruita sul sedime della vecchia ferrovia dismessa, e che consente finalmente ai viandanti francigeni di camminare serenamente in uno dei tratti un tempo più pericolosi dell’intero percorso. Un esempio di soldi pubblici ben spesi, grazie alla lungimiranza della Regione Toscana che sta investendo moltissimo sulla messa in sicurezza dell’itinerario.

La bellissima ciclopedonale costruita al posto della ferrovia dismessa tra Aulla e Terrarossa

La bellissima ciclopedonale costruita al posto della ferrovia dismessa tra Aulla e Terrarossa

Percorro quindi la bella strada lungo la destra del fiume Magra, salendo al borgo di Lusuolo, e proseguendo quindi verso Pontremoli, la mia meta. Una cittadina particolare, di grande fascino, una bellezza discreta ma profonda, che io amo molto.

I miei ospiti

Mi accoglie Adriana, che gestisce da dieci anni il B&B ai Chiosi, una bella casa in pietra fuori dal paese, tra i prati, con una vista sul Castello del Pignaro. Adriana è una giovane donna molto attiva, bell’esempio di ospitaliera francigena che lavora in rete con molte realtà del territorio, tra cui l’Osteria dell’Oca Bianca, dove mi indirizza per la cena.

Adriana nel suo B&B ai Chiosi

Adriana nel suo B&B ai Chiosi

Qui incontro casualmente il signor Marcellino, grande appassionato e intenditore della cucina locale, che mi racconta le origini della cucina della Lunigiana, e soprattutto le origini dei “Testi”, e delle torte di verdure.

Marcellino Maoli, fondatore dell'accademia italiana della cucina della Lunigiana

Marcellino Maoli, fondatore dell’accademia italiana della cucina della Lunigiana

Alessandro, il titolare dell’osteria, mi serve personalmente un piatto di testaroli al pesto, non prima di avere gustato un antipasto misto di salumi in cui spicca il Lardo di Colonnata servito con un pane di farina di castagne, e due esempi di torte alle verdure, di cui quella ai porri è indimenticabile.

Foto di gruppo con i gestori dell'Osteria dell'Oca Bianca

Foto di gruppo con i gestori dell’Osteria dell’Oca Bianca

La tappa

Ancora una tappa molto impegnativa: l’esigenza di evitare il traffico della statale costringe ad affrontare un grande dislivello, ma lungo un percorso particolarmente bello e panoramico. Per ora non ho ancora trovato il “passaggio a nord-ovest” ciclabile, la traccia che ho pubblicato qui sotto anche se non comprende il sentiero molto difficile che ho percorso richiede di passare per strade forestali piuttosto erte. Dovrò ritornare a fare altri sopralluoghi. Unica altra difficoltà la salita di Lusuolo, un muro se percorsa verso nord, molto dolce verso sud. In totale circa 65 km con 1100 m di dislivello.

Guarda il video in 3D della tappa:

Guarda la mappa interattiva. Se vuoi scaricare la traccia GPS o se non visualizzi la mappa clicca qui. N.B.: il tratto da Falcinello a Quattro strade è stato digitalizzato, non rilevato, perché il percorso che ho fatto io era un sentiero troppo sconnesso.