Il giro di boa (7^ Tappa, da Siena a Castelfiorentino)

Dopo una settimana di viandanza, mettersi in viaggio diventa naturale. La mente e il corpo ormai hanno preso il ritmo, dormo bene, mi sveglio sempre alla stessa ora, molto presto, e dopo una colazione molto più abbondante del solito mi metto in viaggio.

Mi lascio rapidamente alle spalle il caos di Siena per scendere a Pian del Lago, un luogo molto bello e tranquillo, da qui raggiungo rapidamente Monteriggioni, teatro del Festival della Viandanza, al quale manca ormai poco. Giusto il tempo di una foto al profilo del castello in controluce, e proseguo verso Abbadia Isola, attraverso la piana.

Qui c’è un allevamento di cinte senesi, che quando arrivo stanno facendo colazione, spintonandosi per guadagnarsi un posto nella mangiatoia.

Rapida visita ad Abbadia, e avanti verso Strove, dove finalmente trovo una persona con cui scambiare due chiacchiere.

Walter, 88 anni, grande conoscitore di cibi dimenticati

Walter, 88 anni, grande conoscitore di cibi dimenticati

Walter, 88 anni, mi descrive con passione le tipicità della Val d’Elsa: mi racconta che prima della ribollita deve venire la zuppa di pane, che nelle antiche ricette alcune verdure, come le carote o la verza, non vanno bene perché qui non c’erano. Mi racconta di antichi salumi dagli ingredienti raccapriccianti, come il Buristo, a base di sangue e di “grasselli” di cotenna, e mi dice anche dove lo posso trovare: in una bottega di San Gimignano, in centro, di cui però non ricorda il nome.


Proseguo quindi verso nord, e arrivato a Colle Val d’Elsa mi concedo una deviazione lungo il fiume, percorrendo un sentiero di cui ho solo sentito parlare senza mai vederlo. Un’autentica rivelazione, a pochi metri dal frastuono della provinciale e della zona artigianale ecco un’oasi di pace simile a un torrente della Corsica. Il sentiero è tutto un su e giù di scalini, e affrontarlo con la Poderosa carica non è il massimo. Torno mestamente sullo stradone, pedalando verso San Gimignano.

Il sentiero che costeggia l'Elsa vicino a Colle mi conduce alla scoperta di un'oasi naturale

Il sentiero che costeggia l’Elsa vicino a Colle mi conduce alla scoperta di un’oasi naturale

Il profilo della “Manhattan Toscana” si staglia all’orizzonte, e l’approssimarsi della meta è sottolineato dall’aumento del traffico di torpedoni carichi. Il viale principale del centro storico brulica di turisti, alcuni ordinati in corteo dietro agli ombrellini delle guide, altri ciondolanti a guardarsi attorno; non è facile pedalare senza urtare qualcuno.

La Poderosa-Rodie nella piazza di San Gimignano

La Poderosa-Rodie nella piazza di San Gimignano

Alla fine del corso capisco di avere trovato il mio obiettivo: la bottega a cui faceva riferimento Walter è la Buca di Montauto, in fondo al corso principale, con due cinghiali imbalsamati sulla soglia. Non hanno il Buristo, perché lo fanno solo durante l’inverno, mi spiega Mauro, che mi presenta uno ad uno i salumi che produce con una filiera lunga un chilometro e mezzo, la distanza tra l’allevamento e la bottega. Per questo ci tiene a precisare che non sono proprio a chilometro zero. Mentre Mauro si appassiona nel racconto dell’arte del trattamento del salume toscano, un signore tedesco entra e gli chiede se vende prosciutto di Parma.

Concludo la giornata con una faticosa salita lungo la strada che raggiunge Gambassi Terme, che per evitare tratti troppo erti e fangosi mi porta a percorrere i crinali della sinistra orografica della Val d’Elsa. In lontananza scorgo Volterra, prima di scendere fino alla Pieve di Chianni, tappa di Sigerico, meraviglioso esempio dello stile romanico tipico dei luoghi francigeni.

Passo a salutare Mario, ospitaliere di uno degli ostelli più belli dell’intera via Francigena, ricavato nell’ex canonica della Pieve, impegnato a rifocillare un robusto pellegrino tedesco, disfatto dalla fatica.

Mario, ospitaliere dell'ostello Sigerico, attiguo alla Pieve a Chianni

Mario, ospitaliere dell’ostello Sigerico, attiguo alla Pieve a Chianni

I miei ospiti

Scendo a rotta di collo verso Castelfiorentino, a fondo valle, che penso sia la mia meta, ma mi aspetta una sorpresa: il Grande Prato, l’agriturismo che mi ospita, si trova a 3 chilometri di distanza, sulle colline, e per arrivarci devo affrontare un muro, più che una salita. Quando arrivo capisco che ne vale la pena, il luogo è splendido, la struttura curata in ogni minimo particolare con un raro gusto estetico. Giulia e suo marito hanno coronato il sogno comune a molti milanesi: hanno abbandonato la metropoli vent’anni fa, lasciando lei un lavoro nella comunicazione, e lui adattando il suo lavoro di fotografo, per trasferirsi qui e affrontare la ristrutturazione di una grande proprietà. Un esperimento sicuramente riuscito molto bene.

L'Agriturismo il Grande Prato, ospite del #PedalaFrancigena sulle colline a est di Castelfiorentino

L’Agriturismo il Grande Prato, ospite del #PedalaFrancigena sulle colline a est di Castelfiorentino

La tappa

Tappa molto dura, soprattutto per le lunghe salite che bisogna affrontare nel tratto tra Colle val d’Elsa, San Gimignano, e Castelfiorentino, in entrambi i sensi. Alla fine della giornata ho accumulato più di 1000 m di dislivello un 70 km di percorso.

D’altra parte il percorso pedonale, decisamente più corto, è piuttosto sconnesso e fangoso in alcuni tratti, e costringe a dei saliscendi con meno dislivello ma grande pendenza.

Guarda il video 3D della tappa:

Guarda lo slideshow sulla mappa interattiva. Se non visualizzi la mappa e se vuoi scaricare la traccia GPS visita il sito Everytrail