Finche c’è la salute… (5^ Tappa, da Radicofani a Buonconvento)

Durante i miei viaggi lenti, a piedi o in bicicletta, amo sostare nei piccoli bar di paese. Sono i luoghi migliori per catturare il genius loci, magari facendo due chiacchiere con il gestore o con un anziano frequentatore, spesso incuriositi dal forestiero in arrivo con lo zaino sulle spalle o con la bicicletta carica, o anche rubando qua e là qualche frase.

E’ quel che ho fatto qualche giorno fa, quando dai discorsi che la barista scambiava con alcuni frequentatori ho capito che suo marito era gravemente malato, e che aveva appena saputo di non avere scampo. La signora, mia coetanea, era sul posto di lavoro, e cercava di comportarsi normalmente, ma ovviamente era sotto shock.

A quella signora sconosciuta, e a suo marito, dedico questa mia pagina.

Padroni della strada

Padroni della strada

Questa conversazione rubata mi ha fatto riflettere lungamente sui misteriosi effetti di un viaggio lento sul benessere dei viandanti. Questo per me è il primo viaggio della stagione, che arriva dopo un inverno lungo e stressante, in cui la mia unica attività fisica sono stati gli spostamenti in bicicletta per le vie di Milano e qualche lunga passeggiata con il cane. Prima della partenza ha cominciato a farmi male un ginocchio, un raffreddore mi ha perseguitato per un mese, e dulcis in fundo il mal di schiena ha iniziato a bloccarmi ogni mattina.

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Sono partito comunque, affrontando un viaggio per cui non ero abbastanza allenato, e come sempre è successo il miracolo: la sensazione di ansia data dal frullare dei pensieri che perseguitano me come molte altre persone, stressate dai ritmi della modernità, è sparita. Un metro dopo l’altro la mente ha ritrovato la sintonia con il corpo, ed entrambi si sono concentrati sul “qui ed ora”, lasciando da parte senza nessun rimpianto scadenze, progetti, pensieri negativi. Il male al ginocchio è scomparso già il primo giorno, il raffreddore il terzo, il mal di schiena si è fatto vivo ancora stamattina ma molto attenuato. Ogni giorno sento che le gambe, ma soprattutto la mia testa, spingono con più forza.

Si, perché un viaggio di questo tipo non lo fai solo con le gambe, ma soprattutto con la testa, con la voglia, la convinzione di arrivare, con la decisione di compiere il fatidico primo passo e di non voltarti indietro. Il corpo segue docilmente, la viandanza è il nostro stato naturale, la sedentarietà è un’imposizione culturale che ci fa ammalare.

Durante un viaggio lento hai il tempo e l’occasione di riflettere sulle cose più semplici e più importanti della vita, come la salute. Oggi ci ho pensato a lungo durante l’interminabile discesa da Radicofani, lungo un nastro d’asfalto che sembrava uscito dalla pubblicità. Ero il padrone della strada, e mi godevo il vento fresco sulla faccia e la vista delle colline della Val d’Orcia. Ci ho pensato quando esplorando un nuovo percorso ho attraversato i campi invasi dall’Orcia durante l’ultima alluvione, e guadando un piccolo fosso sono finito nel fango fino all’inguine, con la spiacevole sensazione di sprofondare nelle sabbie mobili. Il mio corpo e la mia mente hanno reagito al pericolo con una prontezza inattesa, e ne sono uscito sporco come un cinghiale, con una piccola avventura da raccontare.

Ho sbagliato un guado...

Ho sbagliato un guado…

Gli incontri

Oggi ho incontrato due persone che non si conoscono, ma hanno qualcosa in comune: la lungimiranza loro e dei loro antenati, e un pizzico di fortuna.

Amedeo, giovane mugnaio, ha scelto di lavorare alla produzione di prodotti biologici a chilometro zero.

Amedeo vive insieme alla famiglia in uno dei luoghi più belli della Val d’Orcia, il castello di Spedaletto, che fu acquistato dal nonno prima e da altri familiari in seguito, a partire dagli anni ’60. In quegli anni una legge dello stato abolì la mezzadria, i grandi proprietari terrieri non furono più in grado di mantenere azienda agricole di grandi dimensioni pagando i salari ai contadini, e decisero quindi di vendere la terra a bassissimo costo. Le campagne si spopolarono, e con loro i casali, il cui valore crollò. Nessuno poteva immaginare che vent’anni dopo questa valle sarebbe diventata la culla dello slow tourism.

Laura, proprietaria dell’Agriturismo La Ripolina, che mi ospita stanotte, ha fatto una scelta simile molti anni fa. Il padre, geometra, comprò negli anni ’60 una tenuta di un centinaio di ettari, con alcuni grandi casali. Lei dopo la laurea in scienze politiche e un’esperienza nel diritto internazionale, decise di lasciare la carriera per creare una delle prime aziende agrituristiche della zona. Dopo molti anni di duro lavoro e di grandi soddisfazioni, oggi ha una meravigliosa struttura di accoglienza, ed è diventata presidente di Agriturist Toscana.

Il cibo

Laura mi accoglie insieme al compagno Mario, ottant’anni portati meravigliosamente, in una cena che lei definisce casalinga ma che io definisco indimenticabile, completamente a base di prodotti locali: iniziamo con crostoni al lardo di cinta, segue la migliore pappa al pomodoro che io abbia mai mangiato, concludiamo con una tagliata ai carciofi, chiacchierando amabilmente davanti al camino.

Laura, la mia ospite, prepara quella che definisce una "cena casalinga". Indimenticabile

Laura, la mia ospite, prepara quella che definisce una “cena casalinga”. Indimenticabile

La tappa

Se non ci si va a cercare i fossi fangosi la tappa è di media difficoltà. Percorrendola verso nord bisogna superare il “muro” che da Bagno Vignoni sale a Vignoni alto, con pendenze del 15%, e poi qualche facile salita tra San Quirico e Buonconvento. Verso sud le salite sono più lunghe e impegnative perché bisogna raggiungere Radicofani, con un forte dislivello.
Guarda il video 3D del percorso:

Guarda la mappa interattiva della tappa e scarica la traccia GPS. Se non lo visualizzi  visita il sito Everytrail