Urupia (28^ Tappa, da Ostuni a Francavilla Fontana)

Come previsto, il breve tragitto verso Ostuni mette alla prova la nostra energia mattutina. Per chi come qualcuno di noi ingrana con lo scorrere della giornata, una salita di prima mattina (che siano le sette o le undici) non è esattamente l’ideale: quella di oggi è però allietata dalla vista della città arroccata sul colle, con le sue case bianche e grigie che si stagliano sullo sfondo azzurro del cielo.

Mentre pedaliamo tra le vie pavimentate in pietra del centro, notiamo un negozio che reca un logo familiare: quello dell’associazione Made in Carcere, che già conosciamo. Made in Carcere è un progetto che impiega le detenute del carcere di Lecce nella produzione di capi d’abbigliamento, accessori e oggetti di design con tessuti di scarto provenienti da aziende che appoggiano l’iniziativa. In questo modo si offre una seconda vita a tessuti altrimenti inutilizzati, e soprattutto le detenute apprendono abilità specifiche utili per il loro reinserimento lavorativo fuori dal carcere.

I ragazzi dell'associazione che gestisce il punto vendita di "Made in carcere"

I ragazzi dell’associazione che gestisce il punto vendita di “Made in carcere”

Lorenzo, il ragazzo che gestisce il negozio, ci spiega che quello di Ostuni è l’unico contemporary store del marchio in Italia: il punto vendita è aperto in estate e nel periodo natalizio, ed è gestito unicamente da volontari. Lo spazio è nato dalla collaborazione tra la creatrice di Made in Carcere e Salviamo il Bianco, l’associazione giovanile di cui Lorenzo fa parte. ”Ostuni è chiamata “la città bianca” per il colore dei suoi edifici: in passato erano di un bianco abbagliante, tanto che nelle memorie di molti esploratori del passato si diceva che la città risplendesse”, spiega Lorenzo. “In realtà ancora oggi esiste una delibera del comune secondo la quale ogni ferragosto tutto il centro storico dovrebbe essere imbiancato: negli ultimi anni però questa abitudine si è persa, e da bianchi gli edifici stavano rapidamente diventando grigi.”

Il 5 Maggio 2013, rulli alla mano, i giovani ostunesi di Salviamo il Bianco si sono riuniti per una sorta di “flash-mob” di imbiancatura collettiva. Da allora le iniziative in merito si sono moltiplicate: “Abbiamo stretto una collaborazione con Made in Carcere, sancita con una cena comunitaria nel carcere di Lecce. Tutti i proventi del lavoro delle detenute saranno devoluti al mantenimento del centro storico cittadino.” continua Lorenzo.

Noi non possiamo esimerci dal contribuire alla causa, e facciamo incetta di borse e braccialetti colorati.

Dopo il pranzo ad Ostuni, in cui assaggiamo (e apprezziamo) la tipica “puccia” salentina, ripartiamo alla volta di Francavilla Fontana, nostra prossima tappa. Il percorso è facile e piacevole, e scorre tra campi di ulivi, trulli e muretti a secco. Siamo in anticipo, evento non proprio ricorrente nel corso del nostro viaggio: forse ciò che ci spinge è la curiosità verso la nostra meta, una realtà che abbiamo fortemente voluto inserire all’interno del nostro itinerario.

Si tratta di Urupia, autodefinita “comune libertaria nel Salento”. Di Urupia ci hanno parlato in molti: Daniel Tarozzi, i ragazzi di cicloMurgia, molti degli amici pugliesi a cui ci siamo rivolti per trovare realtà meritevoli di essere raccontate. Anche noi vogliamo raccontare con le nostre parole questo posto speciale, che sembra conquistare ogni suo visitatore.

Seguendo cartelli colorati disseminati su una strada sterrata, giungiamo finalmente alla comune. C’è grande fermento: è in corso la costruzione di una scuola interna al villaggio, e questa sera si terrà una festa per raccogliere i fondi necessari. Alcune persone trasportano carriole piene di terra, altre dispongono i tavoli per la serata. I bambini giocano liberi, inseguendo gli animali e nascondendosi dietro gli alberi. Un piccolo gruppo di persone visita gli spazi della comune guidato da Rosalia, una delle comunarde: questo termine, volutamente femminile per contrastare il generalizzato utilizzo di connotazioni maschili, indica uomini e donne stabilmente residenti ad Urupia. Ci uniamo al gruppo, ascoltando il racconto della fondazione della comune:

“Urupia è nata nel 1995, dall’incontro tra un gruppo di salentini e alcune persone di origine tedesca. Erano guidati da una volontà comune: creare una realtà che rappresentasse il tentativo concreto di sottrarsi alle dinamiche di un mondo dominato da consumismo e oppressione” spiega Rosalia. ”Per questo i punti fondanti della comune furono fin da subito l’assenza di proprietà privata, la collettivizzazione dei beni, e l’unanimità delle decisioni.”

La sede venne individuata in alcuni fabbricati rurali circondati da 24 ettari di terreno: venne subito avviata un’opera di ristrutturazione, che incluse il primo impianto di fitodepurazione verticale di acque reflue in Italia, oltre che impianti elettrici ed idraulici. Più tardi vennero installati anche gli impianti solari per la produzione d’acqua calda. A differenza di altre realtà che abbiamo visitato nel nostro viaggio, qui alcune “comodità” come l’uso di elettrodomestici e di una rete fognaria sono ammesse: non è invece accettata la ricerca di profitto tramite lavoro salariato. All’interno della comune i lavori si distribuiscono secondo abilità e propensioni individuali, mentre per gli scambi con l’esterno si utilizza una cassa comune, o quando è possibile il baratto.

Chiediamo a Rosalia se l’ingresso nella comune è aperto a tutti: “Un’altro punto fondamentale dello statuto di Urupia è l’ospitalità. Chiunque arrivi è accolto, che si tratti di qualche giorno o di alcuni anni. Se l’ospite desidera entrare stabilmente nella comune, può sottoporre la richiesta all’assemblea delle comunarde: da lì inizia un periodo di prova di sei mesi, che permette all’ospite di capire se questo stile di vita è veramente adatto a lui. Dopo questo lasso di tempo, assume potere decisionale e i suoi beni vengono collettivizzati.” ci spiega.

Rosalia ci accoglie a Urupia

Rosalia ci accoglie a Urupia

Lasciamo Rosalia libera di contribuire alla preparazione della festa: stanno arrivando sempre più persone, e la comune si anima di chiassosa allegria. Famiglie, giovani coppie, gruppi di ragazzi: tutti sono seduti intorno ai tavoli di legno, mangiando la pizza che le comunarde preparano e sfornano a ripetizione dal grande forno di argilla. Un piccolo banco vendita offre anche biscotti, marmellate, vino, tutti preparati con i prodotti coltivati all’interno della comune. Verso le 11 l’aria si arricchisce anche delle note di un concerto reggae, e molti dei presenti iniziano a scatenarsi a ritmo di musica. Dopo esserci conquistati le nostre pizze, noi chiacchieriamo con alcuni ragazzi ospiti della comune: sono qui per un periodo limitato, e ricambiano la loro ospitalità contribuendo ai lavori quotidiani. “Doveva trattarsi di una breve sosta, invece continuo a rimandare la mia partenza. Sono rimasto conquistato da questo stile di vita: qui è tutto più semplice, più umano. Sei subito accolto come parte integrante della comunità: non ti senti escluso, ma nemmeno privilegiato.” ci racconta uno di loro, mentre mescola l’ennesimo pentolone di sugo per la pizza.

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Il villaggio non accenna a svuotarsi, ma noi siamo costretti a concludere la nostra notte di festa: ormai è tardi, e la nostra sveglia mattutina ci attende inesorabile. Salutiamo le comunarde, immaginando che per loro sarà difficile ingranare dopo una serata così movimentata: la mattina dopo siamo invece sorpresi di trovarli già in cucina, pronti a condividere la colazione. Spalmiamo marmellata fatta in casa sul pane, dividiamo biscotti e caffè, sorridiamo per le espressioni assonnate dei grandi e gli sbadigli dei bambini. La festa è stata occasione di incontro e divertimento, ma ci sembra sia questo momento a rispecchiare la vera essenza di Urupia: una condivisione di beni ma soprattutto di momenti quotidiani, crocevia di vite ed esperienze che accoglie chiunque voglia partecipare, per qualche giorno o per tutta la vita, alla collettiva ricerca di un mondo migliore.

Ottavia Mapelli

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Il percorso tra Ostuni e Francavilla Fontana

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Tappa breve e facile, che ci porta nel Salento.

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