Il Giardino della Gioia (21^ Tappa, da Petacciato a Torre Mileto)

Nel nostro viaggio ci è capitato di vivere le più svariate esperienze, molte delle quali divertenti ed emozionanti. Non tutti i giorni sono però fatti di bagni nel mare, pinete sferzate dal vento o festival musicali dedicati al vintage. Un viaggio si compone anche di momenti di disagio, fatica e formazione. Esperienze che ti mettono alla prova dal punto di vista fisico ed emotivo, portandoti fuori dalla tua zona di comfort: come camminare dieci km nella sabbia profonda, trascinando una bicicletta che non ne vuole sapere di proseguire…o usare un compost toilet.

Dopo circa 20 km di monotonia in tangenziale, con l’unica distrazione di qualche sporadico ciclotoponimo, festeggiamo la nostra entrata in Puglia con una foto trionfante vicino al cartello che segnala il confine regionale. Lasciamo senza rimpianti la strada trafficata per imboccare una strada secondaria paesaggisticamente gradevole, anche se la sete e il caldo si fanno sentire. Per fortuna Antonio, un contadino che incontriamo lungo il percorso, ci ospita nel giardino di casa sua, offrendoci acqua e fichi.

Una volta rifocillati, deviamo poco dopo per imboccare una strada che presenta la poco incoraggiante indicazione “Pista per Quad”. Inizia così un’esperienza “indimenticabile”, poiché la carrareccia diventa presto una pista sterrata degna di un deserto africano, e per più di dieci chilometri siamo costretti a camminare nella sabbia profonda, spingendo le biciclette per più di due ore.

Arriviamo a Torre Mileto con il buio, stanchi e un po’ spaesati. Quando finalmente troviamo il cancello del Giardino della Gioia, nostra prossima tappa, scopriamo che ci attende una stradina sterrata in salita, che si immerge progressivamente nel bosco: le nostre avventure non erano finite.
Giungiamo all’ecovillaggio decisamente provati. Ci accoglie Amy, che con grande tranquillità nonostante il nostro ritardo ci invita a toglierci le scarpe e accomodarci in cucina per la cena. Con lei ci sono Angelo, abitante del Giardino, e Bavia, un’ospite originaria di Napoli. Entriamo in un locale illuminato dalla tenua luce delle candele e dalle lampade a LED alimentate dai pannelli fotovoltaici, in cui si riescono a distinguere barattoli di ogni genere, libri, quadri dipinti a mano in colori pastello, e pentole pronte per noi. Mangiamo grati il riso speziato e le lenticchie che ci hanno preparato. Ci viene offerta un’alternativa alla tenda: una yurta, simile a quella che ci ha ospitato alla Fattoria dell’Autosufficienza.

Prima di salutarci per la notte, Amy ci porta a fare un veloce giro di esplorazione del luogo in cui ci troviamo. Avevamo già compreso di trovarci in un luogo fuori dal comune quando avevamo lavato i nostri piatti a secco, usando della cenere. Grazie al nostro tour del Giardino scopriamo che qui non esistono WC “tradizionali”, ma Compost Toilet: invece di tirare l’acqua, ci si serve della segatura conservata in una cesta di legno . La doccia si fa a piedi nudi sui sassi, protetti da una cabina in bambù. Si impiegano unicamente saponi biodegradabili, spesso fatti con ingredienti basici come limone o aceto. Si raccoglie l’acqua piovana, è presente un impianto di fitodepurazione e un sistema di pannelli solari per il riscaldamento.

La mattina dopo Angelo ci da il buongiorno con dei fichi d’India appena colti. Mentre facciamo colazione, scopriamo che gli altri abitanti dell’ecovillaggio sono al Rainbow, raduno annuale itinerante all’insegna dell’autoproduzione e delle energie alternative, in cui si vive insieme per qualche giorno sperimentando la vita in un ecovillaggio. Radice, tra le fondatrici del Giardino della Gioia, decise nel 2011 di crearne uno permanente proprio dopo l’esperienza in un Rainbow. Dopo anni di lavoro intorno al mondo, decise di rifugiarsi in un’esperienza di vita che la liberasse dalle dinamiche della modernità, da lei avvertite come opprimenti e insensate.

L’esperienza di Angelo è simile: ci racconta di essere arrivato al Giardino della Gioia dopo il fallimento della sua impresa nel settore edile. “Qui è veramente tranquillo. Mi sento davvero me stesso.” Ci confessa, strimpellando la sua chitarra. Amy invece persegue fin da piccola il sogno di una vita di ecologia e autosostentamento. “Negli anni ’70 non esistevano simili possibilità: sono quindi stata in grado di realizzare il mio sogno solo nel 2013. I miei figli erano andati a vivere da soli, non avevo un lavoro che mi vincolasse. Era il momento ideale. Anche i miei figli sono felici della mia decisione. Mia figlia mi ripete sempre che mi seguirebbe, se ne avesse la possibilità.”

Al momento nel Giardino della Gioia ci sono dieci abitanti fissi. Alcuni, detti Giardinieri, detengono incarichi di responsabilità, ma ogni decisione è presa attraverso riunioni detti “cerchi sacri”, in cui il villaggio si riunisce in consultazione. Esiste un regolamento che vieta espressamente alcool e droghe, e incoraggia dieta vegetariana e pratiche quotidiane per il benessere psicofisico. L’ospitalità ad esterni è concessa in cambio di un contributo economico o lavorativo.

Gli abitanti condividono la vita di tutti i giorni e il lavoro funzionale all’autosostentamento: coltivazione, compostaggio, cucina, cura dell’orto. Sono orientati verso la permacultura, adattandoci a ciò che l’ambiente offre, anche se per l’impssibilità di coltivare legumi e cereali ricorrono anche a baratti con contadini locali. La loro maggiore produzione sono le olive, la cui raccolta inizia a Novembre. Il Giardino della Gioia ha lo statuto di associazione: collabora con Legambiente per la pulizia delle spiagge, ospita corsi di orto sinergico, sopravvivenza, permacultura, e raduni di vario genere.

Chiediamo a Amy come definirebbe la vita in un ecovillaggio. “VIvere in un ecovillaggio significa essere un pò più liberi. Praticare l’autosufficienza, o perlomeno perseguirne l’idea. Autosostentarsi è un’idea ambiziosa, ma non impossibile. Questa è una comunità, una famiglia che non deriva dal sangue ma da una scelta condivisa.” Naturalmente la convivenza non è sempre facile. “Portare avanti un progetto simile e andare d’accordo in ogni momento è impossibile. Ma questo è funzionale alla crescita di ognuno di noi: se sei da solo è facile costruirti il tuo mondo, erigere delle barriere. In comunità invece sei portato ad un confronto costante. E questo ti costringe a ricorrere a compromessi, ma ti porta anche a superare i tuoi limiti”.

Ottavia Mapelli

Visita il sito del Giardino della Gioia

Amy e Angelo

Amy e Angelo

Il percorso da Petacciato a Torre Mileto
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Una tappa noiosa nella prima parte, con più di 20 km consecutivi sulla SS16, più interessante nella seconda parte. NON SEGUITE LA NOSTRA TRACCIA A NORD DEI LAGHI DI LESINA: la pista sterrata segnalata dalle mappe in realtà è completamente coperta da sabbia profonda, in cui è impossibile pedalare. L’alternativa sono varie strade asfaltate che passano da Lesina e costeggiano la parte meridionale dei laghi.

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