La forza della natura (3^ tappa, da Vetralla a Bolsena, o quasi…)

Oggi le previsioni danno pioggia al mattino, e un graduale miglioramento nelle ore successive. Quindi ce la prendiamo comoda, uso la mattinata per scrivere e mettere ordine sul blog, e partiamo a mezzogiorno passato.

Parliamo con Federico, il giovane gestore dell’Albergo da Benedetta, che ci racconta di come il suo lavoro sia cambiato negli ultimi anni. Una volta si campava ospitando i parenti dei militari di stanza a Viterbo, e ospitando operai edili per settimane intere. Le caserme ora sono ridimensionate, e non c’è più lavoro per gli operai. E quindi nemmeno per gli albergatori. Federico sta lavorando allo sviluppo di nuove forme di turismo, e vede nella Via Francigena un grande potenziale di sviluppo. Ha le idee molto chiare, ci salutiamo con un arrivederci a presto.

La prima parte del percorso di oggi è un discesone piacevolissimo, tra gli ulivi e i pascoli.

Una famiglia di pecore pascola tranquilla appe porte di Vetralla

Una famiglia di pecore pascola tranquilla alle porte di Vetralla

Il paesaggio si apre di fronte a noi, lo sguardo spazia a perdita d’occhio. Stiamo provando un nuovo tratto di percorso che non conosco e che ho disegnato sulle mappe, e dobbiamo quindi fare i conti con l’imprevisto, che arriva puntuale. La strada improvvisamente scende in una valle con una vegetazione lussureggiante, in fondo alla quale scorre un torrentello, ingrossato dalla pioggia primaverile. Dobbiamo toglierci le scarpe per attraversarlo, e ovviamente dovremo trovare un’alternativa per i bicigrini della Francigena.

Susanna guada un torrentello ingrossato dalle forti piogge

Susanna guada un torrentello ingrossato dalle forti piogge

Proseguiamo verso Viterbo sotto un bel cielo primaverile, pieno di energia e di belle nuvole, che però sembrano chiudersi all’orizzonte. Viaggiamo molto lentamente, e il ritardo accumulato sulla tabella di marcia aumenta.

Ci avviciniamo alla città percorrendo Strada del Signorino, una straordinaria tagliata etrusca che ci fa toccare con mano la perizia dei nostri antenati nell’ingegneria stradale. Fino a qualche anno fa la strada era sterrata, la Via Francigena passava di qui e non c’erano problemi di sicurezza perché le poche auto procedevano con lentezza. Poi una scellerata decisione dell’amministrazione comunale l’ha fatta asfaltare, attirando naturalmente il traffico automobilistico che ne rende pericolosa la percorribilità per i viandanti, ai quali è stata negata una delle perle della Via per Roma.

La meravigliosa tagliata di Via del Signorino, a Viterbo

La meravigliosa tagliata di Via del Signorino, a Viterbo

Arriviamo in città sotto un cielo plumbeo che non promette nulla di buono, e infatti appena superiamo le mura inizia a piovere a secchiate. Attraversiamo Piazza San Lorenzo e ci inoltriamo nel suggestivo quartiere del pellegrino, un’altra chicca del percorso Francigeno.

Facciamo giusto in tempo a rifugiarci in un bar, e fuori si scatena un finimondo, dopo gli scrosci di pioggia arriva la grandine, che scende copiosa, fino a ricoprire la strada con uno spesso strato di ghiaccio. Il traffico impazzisce, le auto slittano, noi guardiamo stupiti l’inatteso spettacolo, pensando ai trenta chilometri di strada che ci separano da Bolsena.

Decidiamo quindi di rinunciare, in queste condizioni non ha senso proseguire, appena la grandinata cessa risaliamo in bicicletta sotto la pioggia, e attraversiamo un centro storico che assomiglia più all’Alto Adige che all’Alto Lazio, diretti alla stazione degli autobus.

Susanna avanza a fatica su un tapeto di chicchi di grandine, in mezzo al traffico impazzito.

Susanna avanza a fatica su un tapeto di chicchi di grandine, in mezzo al traffico impazzito.

Imploriamo l’autista per convincerlo a caricare le biciclette, inizialmente non ne vuole sapere perché dovrebbe scendere lui per aprirci il bagagliaio all’arrivo a Bolsena (!), poi guardandoci meglio, bagnati come dei pulcini sotto la pioggia che ancora scende, s’impietosisce.

Il cibo

Giunti a destinazione, cerchiamo di completare almeno in parte la missione di oggi cercando il piatto tipico di Bolsena. Intervistiamo Pietro, gestore di una storica bottega lungo la via principale, che ci racconta che il coregone, pesce di lago, è il re della cucina della zona. Entra una cliente, che si lamenta del fatto che i pescatori non rispettano le regole, non ripopolano a dovere il lago, e con questa condotta segano il ramo su cui sono seduti. L’atteggiamento autolesionista dell’uomo moderno colpisce duro anche qui.

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I nostri ospiti

Stasera siamo ospiti di Maria Concetta, un’amica conosciuta recentemente, che abita in una grande casa immersa nel verde della collina sopra il paese, che raggiungiamo ammirando un meraviglioso tramonto sul lago. Al nostro arrivo ci accoglie Luna, l’asinella di famiglia, affettuosa come un cagnolino, tanto da diventare pericolosa quando tenta di abbracciare le persone mettendogli le zampe sulle spalle.

Cena in famiglia stasera, ovviamente a base di coregone. Superlativa.

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La tappa

Il nostro itinerario è stato troncato per cause di forza (della natura) maggiore, ma la tappa completa non è difficile: 52 km con dislivelli tutto sommato modesti, e un grande interesse paesaggistico e culturale, con la visita dei centri storici di Viterbo, Montefiascone e Bolsena. Da non perdere la Strada del Signorino, una sosta alle terme del Bagnaccio, vasche calde a 3 km a nord di Viterbo, in cui si può fare il bagno in qualunque stagione, la vista dalla rocca di Montefiascone, da dove lo sguardo spazia in tutte le direzioni per decine di chilometri, le “Pietre Lanciate”, formazione basaltica lungo la Cassia alle porte di Bolsena, e la visita alla Basilica di Santa Cristina, teatro del miracolo del Corpus Domini. E molto, molto altro…

Guarda il video in 3D della tappa completa, fino a Bolsena:

Ecco la mappa interattiva, se non riesci a visualizzarla o se vuoi scaricare la traccia GPS visita il sito Everytrail.


EveryTrail – Find trail maps for California and beyond