Un vortice di emozioni (16^ tappa, da Arquata del Tronto all’Aquila)

Il percorso per arrivare all’Aquila è gradevole, ricco di saliscendi e punti panoramici. Ci fermiamo a bere qualcosa ad Accumoli, paesino a circa 850 metri. Una piccola comunità di locali ci tempesta di domande sul nostro viaggio: abbiamo ormai percorso quasi 1000 kilometri, e parliamo della nostra impresa con un certo orgoglio.

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La pausa pranzo è particolarmente piacevole: facciamo sosta ad Amatrice, dove assaggiamo la famosa pasta, orgoglio gastronomico locale. Il ristorante Matrù, dove pranziamo, ci offre anche ricotta ancora calda e insalata di farro proveniente da un agricoltore locale.

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Arriviamo al cartello che segnala l’inizio del comune dell’Aquila con grande emozione. Per noi è un traguardo importante: quando abbiamo iniziato a progettare questo viaggio uno dei nostri punti fermi era proprio il desiderio di passare per questa città. Volevamo visitare la città dopo cinque anni dal sisma del 9 Aprile, parlare con gli aquilani, capire a che punto fosse arrivata la ricostruzione degli edifici danneggiati. La prima cosa che ci colpisce, mentre dalla periferia della ci dirigiamo verso il centro, è la quantità di gru che caratterizzano lo skyline entro storico.

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Casualmente la prima via del centro che percorriamo è Via 20 Settembre, la più colpita. Passiamo accanto ad edifici gravemente danneggiati, altri quasi completamente distrutti. Ci fermiamo alla Casa dello Studente, davanti alla quale sono appese diverse magliette che evocano manifestazioni e iniziative intraprese in memoria degli universitari morti nel terremoto.

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Poco dopo incontriamo Alessia, la responsabile di Viaggi e Miraggi Abruzzo, che ci raggiunge per accompagnarci nel luogo dove saremo ospitati e guidarci in questi due giorni. Il suo viso sorridente contrasta con le nostre espressioni un po’ attonite.

Alessia ci accompagna alla sede del comitato 3e32, dove saremo ospitati nel corso della nostra permanenza. È l’occasione per vedere la basilica di Collemaggio, monumento simbolo della città insieme alla Fontana delle 99 Cannelle. La facciata e il rosone che la decora sono rimaste intatte, e il prato all’inglese su cui si stagliano brulica di persone. È uno spettacolo di rara bellezza, che ci fa dimenticare per un attimo la distruzione a cui abbiamo assistito pochi minuti prima. Pedaliamo guidati da Alessia oltre il cancello dell’ospedale psichiatrico Collemaggio, fino ad un gruppo di casette colorate da manifesti e graffiti. Siamo arrivati a Case Matte.

Case Matte nacque con l’occupazione da parte di un gruppo di Aquilani dell’area dell’ex ospedale psichiatrico, abbandonata in seguito al sisma del 9 Aprile. Il comitato 3e32 rivitalizzò questo spazio rendendolo un punto di ritrovo e accoglienza per la popolazione. Venne eretta una tendopoli per ospitare alcuni degli Aquilani sfollati, si organizzarono manifestazioni a L’Aquila e Roma per richiedere attenzione pubblica e interventi tempestivi, nacquero esperienze come la Rivolta delle Carriole. L’obbiettivo era avviare una ricostruzione sociale oltre che fisica della città, intervenendo su un luogo di dolore e abbandono per renderlo rifugio e sede operativa di cambiamento. Attualmente Case Matte ospita una sala di registrazione, un bar e un internet point gratuito, oltre che una sala polifunzionale dove si tengono concerti, presentazione di libri e conferenze. Il comitato si riunisce ogni settimana, e l’accesso alle riunioni è libero e incoraggiato.

Piantiamo le nostre tende intorno ad una bandiera con il logo del comitato, che sventola orgogliosamente circondata da tre piccole aquile. Conosciamo anche alcune persone che vivono e operano a Case Matte: ceneremo insieme a loro la sera successiva, ma intanto ci godiamo la musica di un gruppo che sta provando nella saletta polifunzionale. Salutiamo Alessia, dandoci appuntamento per la mattina seguente per un giro della città, e ci avviamo verso il centro per cenare.

Ci accompagna Fabio, un membro del comitato. Approfittiamo della sua presenza per fargli qualche domanda, ma attraversando la città ormai buia cadiamo in un silenzio attonito. Gli edifici intorno al centro storico presentano ancora danni molto gravi, molti sono puntellati o ricoperti da transenne. Per raggiungere il ristorante dove ceneremo attraversiamo strade buie e del tutto disabitate, che fanno apparire quella intorno a noi una città fantasma. Fabio si muove con tranquillità, scosta esperto le transenne che bloccano il passaggio, ci incoraggia a prendere vie secondarie.

Lo salutiamo prima di entrare nella Locanda Lincosta, dove ceneremo. La storia di questo locale è un esempio di rinascita dopo il sisma: Romina e Gianluca, i proprietari, aprirono il locale nel 2007. Il sisma impose loro la chiusura. Con caparbietà e determinazione, Romina si rifiutò di riaprire la locanda altrove, e impegnandosi nel portare a termine ogni passaggio dell’interminabile iter burocratico necessario alla riapertura. “Il grosso problema qui all’Aquila è che gli edifici del centro storico sono spesso appoggiati gli uni agli altri: anche se la casa in cui vivi non ha subito danni particolari, non ti è possibile rientrarci se il resto della strada non è stata messa in sicurezza.”

Gianluca e Romina

Gianluca e Romina

Per questo Romina si prodigò fin da subito nel sollecitare le ditte incaricate affinchè mettessero in sicurezza sia il suo edificio che quelli circostanti. Si impegnò in prima persona nella pulizia della strada, rimuovendo parte delle macerie. Sollecitò l’attenzione delle autorità competenti con regolari appelli, perché non cadessero inascoltati nella quantità di problematiche derivate da un evento di tale portata, che aveva costretto 70.000 persone ad abbandonare le loro case. Nonostante il suo impegno, riuscì a riavviare la sua attività solo tre anni dopo il terremoto. Le chiediamo come abbia vissuto la presenza in città dei militari, un tema particolarmente controverso. “Davano un senso di sicurezza. Ora sembra di vivere in una terra di nessuno” ci risponde, in netto contrasto con altre opinioni precedentemente raccolte. “Non ci siamo abituati a questa situazione, né lo faremo mai. Ma devi reagire, comportarti come se fosse morta una persona cara, trovare il tuo modo di contrastare il dolore.”

Concludendo il suo racconto, ci invita a tornare presto nella sua città. “La ricostruzione sta procedendo bene. Gli edifici del centro saranno tutti restaurati, e ne usciranno meglio di prima. Da qui a qualche anno L’Aquila sarà ancora più bella del 2009.”

Ottavia Mapelli

Visita il sito del Comitato 3e32

Visita il sito della Locanda da Lincosta

Il percorso da Arquata del Tronto all’Aquila

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Forse la tappa più bella dalla partenza, in buona parte sulla vecchia Salaria dismessa, e poi su strade poco trafficate. La salita verso Amatrice non è mai troppo dura, e la discesa verso l’Aquila gradevolissima.

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