Alla ricerca del canto perduto

La crostata fresca è la degna conclusione della cena che la Slowcanda ci ha offerto. Allungando la mano per prenderne un ultimo pezzo, pensiamo già un po’ assonnati ai nostri comodi sacchi a pelo. Ad un tratto, due voci forti e intonate ci scuotono dal torpore: “Bello è lo maro e bella è la marina…” un canto popolare nel dialetto di Macerata, che rievoca l’abitudine antica di cantare insieme. A intonarlo è una coppia di ragazzi, mentre tutta la tavolata li ascolta, improvvisamente in silenzio.

Abbiamo incontrato Paola e Filippo poco prima del pranzo. Lei, una ragazza minuta dalla voce dolcissima. Lui è il perfetto complemento: voce tonante e corporatura imponente. Basta uno sguardo per capire quanto siano in sintonia. Nel corso della cena ci raccontano qualcosa del loro progetto, che stanno portando avanti nei paesi dell’Anconetano e Maceratese: ricercare e documentare con precisione archeologica testimonianze di una tradizione trasmessa oralmente.

2014-08-06-Piobbico-GolaDelFurlo-023 - Copia

Visitano i depositari di questa conoscenza, in genere anziani segnalati tramite passaparola o rintracciati tramite proloco e parrocchie, e chiedono loro di ricordare canti e filastrocche della loro giovinezza. Registrano, memorizzano, documentano ciò scoprono, con l’obbiettivo di creare una raccolta di testimonianze per un futuro in cui queste conoscenze dirette andranno perse.

Il canto che ci propongono è rivolto al figlio di un marinaio, ancora in fasce, che crescendo diventerà sempre più bello: è solo uno degli innumerevoli temi di questi canti, che un tempo animavano ogni momento della vita quotidiana.

 

L’indomani mattina, durante la colazione condivisa, Paola e Filippo ci parlano della loro formazione. Sono entrambi attori, lui viene da Senigallia, lei da Mondario, nel Pesarese. L’idea del progetto deriva da Gastone Pietrucci, leader della Macina, gruppo musicale e di ricerca legata alla tradizione popolare. Paola l’ha scelto come soggetto per la sua tesi di laurea, e vorrebbe ispirarsi a lui nella creazione di uno spettacolo teatrale basato sul materiale che stanno raccogliendo. Il titolo è già pronto: Popoli. Un termine che racchiude il concetto su cui si basa il loro lavoro: incontrare persone significa per loro incontrare il popolo che si cela in loro, la vasta gamma di colori che le illumina.

Filippo ha incontrato Paola in un momento difficile della sua vita: disilluso dall’Italia, meditava di trasferirsi all’estero. Aveva momentaneamente abbandonato anche il lavoro da attore, ma l’incontro con Paola gli ha restituito speranza ed entusiasmo. Anche lui sente la necessità del progetto che stanno intraprendendo. “I mezzi di comunicazione hanno standardizzato un tipo di linguaggio che si allontana molto da quello del canto, che in questo momento non esiste più. Il mezzo televisivo racconta una storia che per tutti è quella, nelle comunità invece il racconto è vivo perché si tramanda nel tempo e con esso cambia.” ci spiega Filippo.

Li muove un’idea precisa: secondo loro il nostro DNA porta con sè una parte di questa tradizione. “Anche se non hai avuto parenti o amici che cantavano, sentendo questi canti qualcosa ti risuona dentro, e riattivi un percorso interno.” Ci portano l’esempio di un’esperienza a Lecce, con racconti di storia popolare e canzoni cantate per strada o all’interno di locali pubblici. “Le persone si commuovevano. I canti sono dei mezzi potenti, riattivano una sorta di totem interiore. Sta a te rifiutare o no questa possibilità, ma in generale cantando attiri immediatamente l’attenzione di chi ti sta intorno. È uno stimolo primordiale, legato al genere umano in quanto tale.”

Purtroppo siamo costretti a separarci per proseguire il nostro viaggio. Filippo e Paola ci propongono di cenare insieme la sera successiva, a Senigallia. Credendo di trovarci in un ristorante per una pizza, rimaniamo piacevolmente sorpresi quando scopriamo che saremo ospiti a casa di Filippo, per una cena a base di pesce in cui siamo gli ospiti d’onore, in compagnia di parenti e amici.

2014-08-07-GolaDelFurlo-Senigallia-118

Questi ragazzi così interessanti sono sostenuti da famiglie altrettanto speciali. Il padre di Paola, appassionato di tradizioni popolari, ha incoraggiato la figlia nel dare vita a questo progetto. Lui e la moglie accolgono ragazzi da tutto il mondo tramite una scuola di lingue del loro paese, e Paola è cresciuta in un ambiente aperto e multietnico. Sono anche grandi camminatori, e chiedono ad Alberto delucidazioni sulla Via Francigena. Anche i genitori di Filippo lo sostengono nel suo lavoro di attore. Insieme a noi cena uno scrittore londinese ospite del loro bed and breakfast. I suoi discorsi vivaci in inglese, mentre la nonna di Filippo lo osserva attenta come se capisse ogni parola, animano la nostra cena. Più che ospiti, ci sentiamo parte di una grande famiglia. Servendoci liquore fatto in casa Filippo ci ringrazia: per lui il vero teatro è fatto di momenti come questi, di vita reale e condivisione. Tanti popoli tutti riuniti intorno ad una tavola, ad arricchirsi di nuove gamme di colori.

Ottavia Mapelli

Visita il profilo Facebook di Filippo Paolasini

Visita il profilo Facebook di Paola Ricci