Alla Slowcanda il tempo si è fermato (9^ e 10^ tappa, da San Piero in Bagno a Piobbico)

Fuori piove a dirotto. Siamo arrivati da poco, bagnati fradici, e seduti attorno a un vecchio tavolo in legno colorato sorseggiamo una tisana calda accompagnata da una torta fatta in casa. Nel tavolo di fianco al nostro una coppia di arrampicatori progetta la via da affrontare domani. Nella sala accanto due anziane signore tirano la pasta con il mattarello in legno, per preparare i ravioli.

All’improvviso si apre la porta ed entra… un cucciolo di capriolo, seguito da una bimba che lo abbraccia.

La scena sembra uscita da un film, invece la stiamo vivendo “dal vivo” nella sala comune della Slowcanda, la struttura aperta da Betty e Lorenzo a Bacciardi, un minuscolo borgo nel cuore delle montagne marchigiane.

Penelope, il cucciolo di capriolo "adottato"alla Slowcanda

Penelope, il cucciolo di capriolo “adottato”alla Slowcanda

Siamo arrivati qui da Sansepolcro, dopo una tappa splendida e faticosa, in cui abbiamo affrontato il secondo valico appenninico nel giro di due giorni, scortati dalla nuvola fantozziana che regolarmente accompagna i nostri arrivi in salita, rovesciandoci addosso secchiate d’acqua.

“Qui il tempo sembra essersi fermato, come se tutto fosse rimasto cinquant’anni indietro.”, ci racconta Betty, all’inizio del racconto del suo progetto. 

Betty, la proprietaria della Slowcanda

Betty, la proprietaria della Slowcanda

Lei, laureata in conservazione dei beni culturali, è nata ad Urbino. Suo marito Lorenzo è invece di Fermignano: anche lui appassionato di arte e teatro, ha gestito per anni una piccola osteria in cui organizzava concerti e dibattiti culturali. Coltivava inoltre ortaggi in via d’estinzione. Lui e Betty rimasero colpiti da un viaggio in Toscana: diretti al festival del teatro di Volterra, sostarono a Monteriggioni in occasione di una sfilata medioevale. Da lì nacque il sogno di creare un’isola culturale, dove poter ospitare eventi artistici e vivere una vita il più possibile libera dalla frenesia del presente. Per Betty era inoltre molto importante trasmettere ai propri figli gli stessi valori che i suoi nonni le avevano inculcato, facendoli crescere in un ambiente il più possibile libero e incontaminato.

Spinti dal desiderio di lavorare con gli arrampicatori, gruppo di cui anche Lorenzo fa parte, trovarono il posto giusto in una casa in pietra di fine 800, nel piccolo borgo di Bacciardi, abitato da 7 persone. Inizialmente le loro famiglie reputarono la loro scelta poco saggia: la frazione era difficile da raggiungere e quasi disabitata, gli abitanti avevano venduto le proprie case per trasferirsi a valle. Betty e Lorenzo però se ne innamorarono subito, e restaurarono la casa secondo i criteri della bioedilizia, avviando inizialmente solo il ristorante nel 2011 e aprendosi in seguito all’ospitalità turistica.

Il nome Slowcanda unisce il concetto di locanda a quello di lentezza: desideravano infatti che il loro fosse un luogo di accoglienza per chi passava per i sentieri che si incrociano a Bacciardi. Chiunque capitasse alla locanda doveva essere accolto calorosamente, con una buona cena, un letto o anche solo per farsi offrire un caffè. La famiglia di Betty si convinse presto della bontà del progetto, e oggi la locanda è gestita dall’intera famiglia. Gli ambienti sono colorati, accoglienti, decorati con opere d’arte di artisti locali ma anche da oggetti che Betty ha ereditato dalla nonna, prima fra tutti la stufa che scalda la locanda in inverno. Questo è per lei un ringraziamento per tutto ciò che la sua famiglia le ha trasmesso. Dispongono di una camera tripla e di una doppia, e hanno anche intenzione di aprire una camerata con letti a castello per i viandanti di passaggio.

Oltre alle attività di accoglienza e ristorazione, aperte d’estate e venerdì, sabato e domenica nel corso dell’inverno, Betty e Lorenzo coltivano un orto e allevano due maiali, sei capre, e un numero imprecisato di oche, anatre e galline. Avevano acquistato anche due asini, con cui portare avanti l’idea di “Montenerone 3D”, tre giorni di trekking con gli asini con sosta in tenda nel corso della notte. Sono stati però costretti a rinunciare per la quantità di lavoro: la Slowcanda funziona molto bene, e lanciarsi in nuovi progetti non è facile.

Chiediamo a Betty di alcune immagini colorate dipinte sull’asfalto della strada che porta alla Slowcanda. Ci spiega che si tratta della segnaletica d’avvicinamento al “Festival delle Pecore a Puà”, che ha avuto luogo a Bacciardi alla fine di luglio: tre giorni di laboratori, musica, escursioni, vendita di prodotti locali e artigianato, organizzato dall’associazione Piccole Utopie Anomale, fondata da Betty. L’evento ha avuto un grande successo, e il fatto che un migliaio di persone abbiano raggiunto Bacciardi per partecipare è sintomo dell’entusiasmo che il festival ha suscitato.

Betty stasera ha organizzato uno spettacolo teatrale: “La vera storia di Cappuccetto Rosso”, messo in scena da un gruppo di attori di Fano, messo in scena nella minuscola piazza sterrata del paese. Ceniamo con gli attori, che ci raccontano aneddoti e notizie sul territorio e le tradizioni culturali marchigiane.

L’atmosfera è di grande convivialità, e ci sentiamo ancora una volta parte di una famiglia. Il giorno dopo siamo infatti un po’ restii a partire: sarà la buona colazione con le torte della Slowcanda, sarà l’entusiasmo e l’ospitalità di Betty, nessuno di noi ha molta voglia di inforcare la bicicletta e abbandonare quest’isola felice.

Ma il nostro viaggio deve continuare, salutiamo tutta la famiglia e ripartiamo. A ricordarci questo posto speciale, le spille del Festival delle Pecore a Puà appuntate alla maglietta.

Ottavia Mapelli

Visita il sito della Slowcanda

La tappa da San Piero in Bagno a Sansepolcro

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La prima prte del percorso è una salita di pendenza modesta, che diventa più impegnativa dopo Bagno di Romagna. A Verghereto si ha l’illusione di essere arrivati in cima, ma invece s’inizia la prima di una serie di discese traditrici, che si concludono con una salita che fa recuperare quota. Il gioco continua fino quasi a San Sepolcro.

La chiusura della strada sul lato toscano è semplicemente sconcertante: la vecchia statale non viene mantenuta, e i ciclisti sono costretti a passare a proprio rischio e pericolo, tra frane e massi caduti in mezzo alla strada.

Route 2.736.127 – powered by www.bikemap.net

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La tappa da Sansepolcro a Piobbico

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La prima parte della tappa è pianeggiante, fino a Città di Castello. Qui inizia la salita verso il Valico di Bocca Seriola, molto lunga ma non particolarmente impegnativa. La fatica è alleviata dalla bellezza del paesaggio, che spazia libero per decine di chilometri.

Molto bella anche la discesa dal versante marchigiano, molto più aspro di quello umbro, la valle si restringe fino a diventare un canyon.

Sopresina finale, la salita verso Bacciardi, dove si trova la Slowcanda, è piuttosto impegnativa ma per fortuna breve.

Route 2.736.154 – powered by www.bikemap.net

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