La casa di Antonio (#ItaliaML 6^ Tappa, da Bologna a Brisighella)

L’uscita da Bologna è bellissima, lungo una serie di piste ciclabili che uniscono alcuni parchi cittadini. A un incrocio conosciamo Maurizio e Aminta, una romantica coppia di anziani che ci affianca a bordo di un vecchio tandem.

Maurizio e Aminta

Maurizio e Aminta

In un attimo facciamo amicizia, Aminta che spiega che in realtà è solo Maurizio a pedalare, perché lei ha problemi alle gambe, e così hanno trovato una modalità sostenibile, divertente e romantica per muoversi in città.

Quando li salutiamo siamo ormai in periferia. Proseguiamo lungo strade più o meno trafficate verso Imola e da qui sulla Via Emilia fino a Faenza, per poi piegare verso l’interno e raggiungere la nostra destinazione, alle porte di Brisighella.

Cà Balbi ci aspetta in fondo a una strada sterrata circondata dagli alberi da frutta, che ci regala la speranza di poter scampare al caldo che attanaglia questo primo giorno di agosto. Quando scorgiamo l’azzurro scintillante di una piscina, dopo aver piazzato biciclette e tende sotto gli alberi di olivo, non crediamo ai nostri occhi: tolte le divise da ciclisti e indossato il costume, ci rilassiamo sulle sdraio e in acqua, godendoci la meritata ricompensa dopo le fatiche della giornata.2014-08-02-Brisighella-Cesena-003

Antonio, il proprietario di Cà Balbi, viene a salutarci in piscina. E’ un uomo affabile e allegro, che ci dà appuntamento per la cena in giardino. Ci accoglie seduto al tavolo già imbandito che domina i frutteti dell’azienda, di cui inizia a raccontarci la storia.

L’origine del podere risale al secondo dopoguerra, quando il nonno di Antonio comprò dei terreni minati sul Lamone e sul Senio: li sminò metro per metro, rischiando la pelle. La linea gotica era a due passi da qui: in queste zone si combattè strenuamente per sei lunghi mesi. Antonio ci racconta di quando ancora negli anni ’70 lui stesso trovò qualche bomba arando i campi, e delle baionette nel sottotetto. E’ evidente il rispetto e la gratitudine che nutre nei confronti di suo nonno, che per garantire un futuro alla sua famiglia non rischiò solo del denaro, bensì la vita stessa.

Oggi Cà Balbi è un’azienda di 15 ettari, coltivata con 10 varietà diverse di albicocche: questo consente di differenziare il periodo di maturazione. Purtroppo la grandinata del 31 maggio di quest’anno, con chicchi grandi come noci, ha gravemente danneggiato l’intero raccolto: Antonio ha perso tutti i suoi frutti, pronti per la raccolta, e molte parti della tenuta sono state danneggiate. Antonio però si è rimesso al lavoro, ripartendo da ciò che gli era rimasto con la passione che lo anima come forza: come lui stesso ci racconta “io sono innamorato di questo posto. Al di là dell’affetto per il papà e il nonno, per le sensazioni che mi da, le sorprese che mi fa. Ricordo tre tramonti indimenticabili, che pochi vedranno nella vita, emozioni uniche. O varie volte il doppio arcobaleno, e una tempesta magnetica durata una notte intera..” quasi si commuove mentre ne parla.

Ci parla anche della sua concezione di ospitalità: l’agriturismo ha 20 posti letto, ma lui lo considera semplicemente la sua casa. “Io accolgo gli ospiti a casa mia, non in una struttura turistica. Qualcuno arriva e mi chiede dov’è la reception? Sono io la reception, gli rispondo.” Mentre gustiamo del vino locale e l’ottima cena preparata dal giovane cuoco dell’agriturismo, il discorso passa sull’argomento energia. Antonio ci spiega che per lui l’energia è tutto: “con l’energia a basso costo potrei creare una serra, in cui ospitare un giardino d’inverno, per curare chi soffre di depressione. Oppure una cella frigorifera, per conservare meglio i miei frutti.” Ha anche proposto di creare una pompa di calore di nuova concezione, da immergere nel lago che fa parte del suo terreno: l’idea gli è venuta dopo averla vista usare in Canada, ma l’ASL con una scusa banale non l’ha autorizzata. “Il problema è che nessuno vuole la nostra indipendenza energetica, perchè l’energia è in mano ai grandi monopoli, che manovrano la politica.”

La cena si protrae a lungo, tra assaggi di amari, aneddoti e racconti. Quando salutiamo Antonio per infilarci nelle nostre tende, sotto gli olivi, è ormai molto tardi: ma questo non impedisce a Cristina di scivolare fuori di prima mattina, per vedere una delle famose albe tanto care ad Antonio. In effetti non la dimenticherà facilmente.

Ottavia Mapelli

Visita il sito dell’agriturismo Cà Balbi

La tappa da Bologna a Brisighella

L’uscita da Bologna è molto bella, lungo una serie di piste ciclabili che uniscono vari giardini fino ad arrivare a San Lazzaro di Savena.

Ci si sposta quindi verso la Via degli stradelli Guelfi, molto trafficata, per poi tornare verso Imola. Da qui si segue la Via Emilia fino alle porte di Faenza, e la si lascia per un ultimo tratto di strada provinciale che conduce a Brisighella.

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