Bocca di Rosa è una mucca (#ItaliaML 4^ Tappa, da Sala Baganza a Maranello)

Il nostro viaggio verso Maranello procede spedito e bagnato solo da qualche goccia d’acqua: presto il sole torna a splendere, e l’unico momento negativo è la partenza di Daniele, che salutiamo con un aperitivo bagnato da un fantastico Prosecco. Dopo una foto di rito davanti alle vigne della frazione di Lambrusco e qualche salita, che ci permette di ammirare il paesaggio emiliano, giungiamo finalmente a Ca’Penelope, una cascina alle porte di Maranello che ci incanta fin dal primo sguardo.

Valentina ci accoglie all'arrivo a Cà Penelope

Valentina ci accoglie all’arrivo a Cà Penelope

Valentina, con cui Alberto e Cristina hanno camminato l’anno scorso, ci accoglie con un enorme sorriso: ci aspettano una doccia e un’ottima cena. Noi ci aspettiamo con l’acquolina in bocca le lasagne di Fabrizia, che ci gustiamo insieme ad un’ottima torta salata, alla zuppa di cipolle, alla ricotta di un allevatore locale accompagnata da pomodori dell’orto…

Durante la cena chiacchieriamo con Valentina, con Desi (una delle ragazze che lavorano in modo continuativo a Ca’Penelope), e con le due woofer presenti in fattoria. Valentina ci racconta già qualcosa del suo piccolo paradiso agricolo: ci sono sei stanze per gli ospiti, una piccola bottega per la vendita di verdure, miele e marmellate prodotte in azienda e un ristorante.

Io chiacchiero un po’ con le woofer, una ragazza svedese e una ungherese: mi raccontano che Ca’Penelope è un posto meraviglioso, magico, dove lavorare è un piacere e non uno sforzo. Oltre all’ospitalità si organizzano spesso feste, falò, corsi, spettacoli teatrali, spesso legati alla cultura contadina che qui è orgogliosamente celebrata. Dopo un’ottima crema di ricotta e limone siamo veramente sazi e assonnati: la nostra chiacchierata riprenderà la mattina dopo, a colazione. Alzandoci sbirciamo le foto alle pareti, immagini di attività campagnole e visi sorridenti da tutto il mondo: ma anche oggetti tradizionali utilizzati da generazioni di casalinghe Emiliane, le Rezdore, come la tigella di pietra per cucinare le tradizionali focaccine. Crolliamo immediatamente, stanchi e decisamente sazi.

La mattina ci sveglia con i suoni di tutti gli animali che popolano il cortile, la cui presenza è sempre ben percepibile. A colazione parliamo ancora con Valentina, che ci racconta un po’ di storia di Ca’Penelope: hanno iniziato ad ospitare dal 2005, dopo aver ristrutturato una vecchia stalla. Inizialmente coltivavano solo fragole e amarene (e le marmellate che assaggiamo dimostrano che questa è ancora la loro specialità), per poi allargarsi progressivamente ad altre attività.

Mentre chiacchiera con noi, Valentina ci porta a visitare il podere, l’orto, e soprattutto ci fa conoscere gli adorati animali. Due asine (Nina e Dolcenera), una mucca (Bocca di Rosa), un gruppetto di vivaci galline, anatre, cani, gatti… quasi tutti portano nomi tratti da canzoni di De Andrè, per cui a Ca’ Penelope vige una vera e propria adorazione.

Conosciamo finalmente anche Fabrizia, la cuoca dalle mani d’oro: è una signora aperta, amichevole e allegra, che ci racconta di alcune sue esperienze con i bambini che partecipano alle attività della fattoria didattica. Qualcuno, trovando una tartaruga, ha anche chiesto dove si trovassero le pile… E’ chiaro che c’è bisogno di sempre più occasioni per mettere le nuove generazioni a contatto con la natura.

La partenza è come sempre difficile, ma partiamo con un prezioso carico: i pomodori di Ca’Penelope, che ci mangeremo come gustoso pranzo al sacco.

Visita il sito di Cà Penelope

La tappa

Un itinerario di “transizione”, in cui l’esigenza di contenere la lunghezza del percorso ci porta a scegliere un percorso piuttosto trafficato, non particolarmente gradevole.

La pedemontana è il filo conduttore della giornata. Riusciamo ad evitarla in qualche breve tratto, ma il percorso non è indimendicabile.

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